Non ghiaccio, ma roccia, quasi un monte che crolla. Questa la causa della disastrosa alluvione al confine tra Nepal e Tibet. A dirlo è il geologo e glaciologo Fabrizio Troilo della Fondazione Montagna sicura di Courmayeur.
Ha esaminato le mappe di quel territorio attraverso le immagini dei satelliti. «La roccia ha fatto staccare un intero fronte del ghiacciaio», spiega. Milioni di metri cubi che si sono riversati nelle vallate, e hanno provocato la catastrofe.
Aggiunge: «È come se cento Duomo di Milano fossero precipitati percorrendo cento chilometri. Stiamo parlando di un fenomeno che ha fatto crollare circa 50 milioni di metri cubi tra roccia e ghiaccio, quasi cinque volte di più di quanto accaduto nel maggio di due anni fa in Svizzera, a Blatten, con il collasso del ghiacciaio del Birch».
Ne scrive Enrico Martinet su La Stampa
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